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Ministro Lamorgese, la Sua ricetta è anacronistica e senza futuro

Denaro1 nuova  500di Domenico Larizza*- Nella Sua recente audizione in commissione Antimafia ha sostenuto che sono tre le direttrici articolate dal Suo Governo per contrastare le mafie: la realizzazione della mappa delle zone di attività delle mafie, la cattura dei latitanti e l'aggressione dei patrimoni illeciti.

A parte la circostanza che queste linee di intervento sono state il leitmotiv dei Governi degli ultimi vent'anni se non più, questa Sua ricetta (che, pertanto, nuova non è) dimostra l'assoluta miopia dell'ennesimo Esecutivo che non riesce (o non vuole) guardare più lontano del proprio naso e per il quale il contrasto alle organizzazioni mafiose è un semplice punto all'ordine del giorno che va affrontato solo con l'apparato della repressione.

E, proprio per questo, il Suo pensiero mostra un totale disinteresse per la realtà territoriale, sociologica, economica e culturale in cui le mafie sono nate e continuano ad alimentare la loro linfa vitale.

Signor Ministro, le mafie non nascono in Val D'Aosta o nel Trentino ma in Calabria, Sicilia, Campania e Puglia; territori depredati con l'Unità d' Italia e abbandonati da tutti i Governi che da allora si sono succeduti.

Quello delle mafie è un fenomeno che affonda le sue radici nella miseria, nella sopraffazione e nello sfruttamento di una terra alla quale rimane poco da dare alle persone perbene ma ancora molto da offrire alle organizzazioni criminali in termini di nuovi adepti o, nella migliore delle ipotesi, di tifosi.

E questo è un dato storico.

Continuare a contrastare le mafie unicamente con le bombe non ha portato a grandi risultati; dopo vent'anni di repressione giudiziaria (arresti, carcere duro, confische di patrimoni) le mafie risultano oggi più forti e ricche di vent'anni fa, per cui appare evidente che qualcosa non ha funzionato.

Non è più sufficiente inasprire le pene per chi si macchia di questi delitti; non può bastare rendere "poco conveniente"essere mafiosisolo in termini di Giustizia muscolare.

Il concetto di "convenienza" va applicato in termini positivi; lo Stato deve rendere "sconveniente" la mafia non soltanto perché spiega la sua forza bruta contro di essa (circostanza che il mafioso sa di dover mettere in conto), ma perché riesce ad offrire una alternativa al crimine, adottando serie politiche di recupero, di sviluppo economico e di speranzaper questi territori, ormai spopolati dalle loro menti migliori, dove sopravvive una comunità ormai allo stremo.

*Dottore commercialista