Reggio Calabria
 

"Gambling": a processo il business del gioco d'azzardo all'ombra della 'ndrangheta

toghe newdi Claudio Cordova - Quasi equamente divisi, all'esito dell'udienza preliminare, i soggetti che scelgono l'abbreviato rispetto a quelli che optano per il dibattimento nello stralcio del procedimento "Gambling", sulle infiltrazioni della 'ndrangheta nel gioco d'azzardo, secondo quanto ricostruito dalla Dda di Reggio Calabria. All'abbreviato vanno Quattrone Carmela, Marcianó Caterina, Quattrone Fortunato Salvatore , Scappatura Pasquale, Mollica Marco, Tegano Domenico, Tegano Mariano, Adornato Luca, Postorino Marco. Un procedimento che sarà discusso davanti al Gup di Reggio Calabria, Massimo Minniti, a partire dal 23 febbraio.
Al dibattimento vanno invece: Silvio Baione (1988), Sacha Ubaldo Ruggeri (1992), Cosimo William Apice (1971), Giancarlo Apice (1980), Francesco Carmelo Dattola (1990), Francesco Sergi (1980), Gaetano Cipolla (1961), Giovanni Maringolo (1991), Marianna Nava (1981), Francesco Ollio (1971), Giuseppe Marcianò (1979), Francesco Giardino (1959) e [OMISSIS PER DIRITTO ALL'OBLIO], unico soggetto attualmente detenuto. Per loro il procedimento inizierà il prossimo 19 maggio davanti al Tribunale Collegiale di Reggio
Calabria.

Negli scorsi giorni, infatti, la Dda di Reggio Calabria ha notificato a 23 persone un avviso di conclusione delle indagini preliminari, contestando reati aggravati dalle modalità mafiose.

Nello specifico la nuova contestazione aggravata è stata mossa nei confronti di Caterina Marcianò, Silvio Baione, Fortunato Salvatore Quattrone, Pasquale Scappatura, Marco Mollica, Sasha Ubaldo Ruggeri, Cosimo William Apice, Giancarlo Apice, Francesco Carmelo Dattola, Francesco Sergi, Gaetano Cipolla, Giovanni Cipolla e Francesco Ollio. Queste persone sono accusate dalla Dda perchè "si associavano fra loro con lo scopo di commettere una pluralità di delitti connessi alla gestione illecita di imprese- in parte attive in Italia, in parte stanziate all'estero- dedite all'utilizzo di piattaforme online, finalizzate all'offerta, al pubblico di prodotti per esercitare il gioco e le scommesse, tramite licenze concessioni rilasciate all'estero, aggirando la normativa nazionale di settore, quella fiscale e quella anti-riciclaggio, nonché all'apertura e gestione- diretta e indiretta- di sale giochi e scommesse per l'intermediazione illecita con i clienti, tramite la raccolta di giocate in contanti e anonime e pagamento con pari modalità. E così attraverso la stabile organizzazione sul territorio nazionale della rete commerciale predetta, consumavano reiterati reati di esercizio abusivo di attività di gioco e scommesse per il gioco, garantendo i contatti tra i titolari di Pdc, Ced e Ctd, il master calabrese e i vertici maltesi".

Si tratta di un passaggio ulteriore rispetto all'esecuzione dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere: 23 soggetti che, nell'ordinanza di alcuni mesi fa, rispondevano del capo B della rubrica, associazione per delinquere semplice perché "si associavano tra loro allo scopo di commettere una pluralità di delitti connessi alla gestione illecita d'imprese - in parte attive in Italia, in parte stanziate all'estero - dedite all'utilizzo di piattaforme online finalizzate al gioco, collocate su siti esteri, aggirando la normativa nazionale di settore, quella fiscale e quella anti-riciclaggio e all'apertura e gestione di sale scommesse per la raccolta delle puntate al banco. E così, consumavano reiterati reati di esercizio abusivo di attività di gioco e scommesse. omessa dichiarazione dei redditi ed IVA, truffa aggravata ai danni dello Stato, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio e reimpiego dei proventi di delitto".

In particolare, già alcuni mesi fa, la Dda aveva individuato l'organizzazione secondo una catena gerarchica che dai capi, promotori e costitutori, era impegnata sul territorio estero per l'acquisizione delle licenze, la gestione amministrativa e finanziaria, la predisposizione dei server e dei software, la manutenzione, lo sviluppo e l'aggiornamento tecnico-informatico, sul territorio nazionale, invece, per la diffusione commerciale dei brand gestiti dall'organizzazione, la raccolta delle somme derivanti dalla raccolta fisica del denaro, il loro trasferimento all'estero, la concessione di fidi alle singole sale giochi e scommesse, la risoluzione di problematiche tecnico-informatiche (tra cui l'aggiramento delle inibizione imposte dall'AAMS ai siti internet, privi di concessione, utilizzati per la connessione alle piattaforme informatiche allocate all'estero, gestite dall'organizzazione.

Ora, però, i pm Musolino, Lombardo, Miceli e Amerio hanno aggravato la posizione con l'articolo 7 della legge 203 del 1991 perché le condotte degli indagati sarebbero state messe in atto "con metodo mafioso, con riferimento alle adottate modalità d'intimidazione ed assoggettamento, volte a controllare una parte del settore di mercato dei giochi e scommesse online, poste a garanzia e rispetto delle regole illecite su cui si fonda la struttura associativa, specie con riferimento ai patti territoriali con soggetti intranei o collusi con la criminalità organizzata, nella specie la 'ndrangheta, al fine di avviare l'apertura sul territorio di nuovi punti di commercializzazione o Centri Trasmissione Dati o Centro Elaborazione Dati, nonché al fine di avere certe garanzie in ordine alla regolare circolazione dei flussi economici prodotti dall'associazione e spartiti tra i soggetti coinvolti nel sistema organizzativo multilivello adottato, nei termini programmati dal patto associativo criminale".