Mario Gennaro inizia a collaborare con la Dda di Reggio Calabria?

gennaromarioestradatodi Claudio Cordova - Se sia effettivamente convinto della scelta iniziale lo dirà solo il tempo. Quel che appare certo è che Mario Gennaro, personaggio principale dell'inchiesta "Gambling", uomo ritenuto vicino, da diversi lustri, alla potente cosca Tegano di Archi, avrebbe iniziato un percorso di collaborazione con la giustizia. Un primo abboccamento, quello di Mariolino con i magistrati della Dda di Reggio Calabria. Un abboccamento cui, adesso, l'uomo dovrà dare seguito, iniziando a chiarire, innanzitutto, le vicende che lo vedono come protagonista.

E' lui, classe 1975, il principale indagato dell'inchiesta "Gambling", curata dai pm antimafia Stefano Musolino, Giuseppe Lombardo, Sara Amerio e Luca Miceli. Un'indagine con cui la Procura retta da Federico Cafiero de Raho è andata a colpire il gioco illecito online controllato dalla 'ndrangheta, con decine di arresti, ma, soprattutto, con il sequestro di circa 1500 punti scommesse sparsi su tutto il territorio nazionale, un numero enorme di siti internet e beni per circa due miliardi di euro.

Un'indagine imponente che ha scoperto un'associazione per delinquere di stampo mafioso con proiezione internazionale. Tutti soggetti ritenuti, a vario titolo, intranei o vicini alla 'ndrangheta, che, avvalendosi di società estere di diritto maltese ha esercitato abusivamente l'attività del gioco e delle scommesse sul territorio nazionale.

E' uno dei modi – forse il più redditizio – con cui la 'ndrangheta ricicla il denaro provento del lucroso traffico di droga.

Attraverso lo schermo di imprese del mercato dei giochi e delle scommesse a distanza, la 'ndrangheta avrebbe quindi dislocato in stati esteri i server per la raccolta informatica delle giocate: in tal modo sarebbe stata aggirata la normativa che regola il settore, realizzando consistenti profitti, poi reinvestiti per l'acquisizione di ulteriori imprese e licenze estere e nazionali per l'esercizio ancor più esteso e remunerativo delle attività. E' l'ulteriore prova dell'unitarietà della 'ndrangheta, che procede in maniera concorde, pur rispettando le logiche di spartizione territoriale, per dividere la torta.

L'immensa torta.

Un'economia occulta e criminale che porta gli indici del volume di gioco della Calabria ben oltre quelli di regioni assai più floride. E' del tutto evidente che su tali attività la 'ndrangheta abbia messo le proprie mani. In particolare, l'attività investigativa avrebbe consentito di accertare che la raccolta "da banco" dei giochi e delle scommesse si sarebbe concretizzata attraverso una ramificata rete di agenzie inquadrate come Centri di Trasmissione Dati, collegati a bookmaker esteri. L'associazione, che controllava società in Austria, Spagna, Romania, oltre che a Malta, sede operativa del sistema criminale.

La raccolta delle giocate, attraverso più siti internet di scommesse online, non è però avvenuta attraverso una transazione online (come la normativa imporrebbe) ma tramite contanti o assegni direttamente consegnati al gestore del punto commerciale.

Ecco, quindi, la formazione di ingenti flussi di denaro non tracciati.

Un meccanismo elaborato e diretto soprattutto da due soggetti, Mario Gennaro e Domenico Lagrotteria. Il primo, in particolare, è un soggetto già noto alle cronache perché ritenuto assai vicino agli ambienti del clan Tegano di Archi, uno dei casati storici della 'ndrangheta reggina. Lagrotteria, invece, sarebbe l'uomo che avrebbe deciso di spostare la base operativa dell'organizzazione a Malta, proprio dove Mario Gennaro verrà individuato e tratto in arresto. I due sarebbero stati coadiuvati da un gruppo dirigente che ha tenuto le relazioni tra la struttura tecnico-informatica all'estero e quella amministrativa che ha gestito le affiliazioni delle sale giochi. A questo punto entrerebbe in gioco il ruolo dei "master", coloro che hanno assolto compiti di promozione del prodotto da commercializzare. E poi le agenzie, con i "clienti finali": il titolare dell'agenzia usufruiva di uno o più "conti gioco" per consentire online l'effettuazione delle scommesse o la partecipazione dei tornei di poker da parte del cliente che non ha un conto proprio. Così quindi il cliente inizierà a giocare, venendo pagato in contanti in caso di vincita.

Gennaro, grazie all'efficienza della rete commerciale governata avrebbe acquisito un prestigio imprenditoriale che gli avrebbe fatto guadagnare un ruolo di vertice nelle imprese estere impegnate nel settore commerciale. In tal modo lo stesso avrebbe finito per rappresentare gli interessi non più solo della cosca Tegano, ma dell'intera 'ndrangheta provinciale allettata dagli imponenti flussi economici generati dagli affari. Gennaro verrà estradato da Malta, dove era residente, alcune settimane dopo il blitz "Gambling". Gli inquirenti sono convinti che la rete ha mantenuto il centro decisionale e operativo in Calabria, rappresentando anche gli interessi della 'ndrangheta, allettata dagli imponenti flussi economici generati da quelle attività imprenditoriali che, oltre a consentire lauti guadagni, hanno agevolato il riciclaggio del denaro sporco.

Una fitta ramificazione di società e trust esteri con sede a Malta, Panama, Romania, Canarie e Antille Olandesi verrà scoperta: le società all'estero sarebbero state costituite appositamente dall'organizzazione criminale per la gestione dell'esercizio abusivo del gioco e delle scommesse on line e spesso intestati a dei prestanome. La rete ha mantenuto, comunque, il centro decisionale e operativo in Calabria, rappresentando la 'ndrangheta che è interessata agli imponenti flussi economici generati da quelle attività imprenditoriali che, oltre a consentire ingenti guadagni, hanno agevolato il riciclaggio del denaro sporco.

Un soggetto, Mario Gennaro, passato dalle stelle alle stalle. Un personaggio coinvolto nell'inchiesta, Francesco Ripepi, detto Ciccio Tizmor, in una conversazione intercettata ne avrebbe ricordato il passato indigente: "Vai a rubare i motorini non avevi soldi per comprarti le calze, ti nascondevi". E della situazione passata di Mario Gennaro parlerà anche il collaboratore di giustizia Carlo Mesiano. Poi l'exploit economico dietro il quale, secondo gli inquirenti, vi sarebbe la cosca Tegano di Archi.

Di questo e di altro potrebbe parlare Gennaro, qualora decidesse di proseguire il proprio percorso collaborativo, ammettendo le proprie condotte e iniziando a svelare affari e flussi di denaro con cui la 'ndrangheta ricicla denaro in tutto il mondo.

Creato Venerdì, 06 Novembre 2015 04:42