Videosorveglianza manomessa, ricostruito l'omicidio di Maria Chindamo. Fondamentali rivelazioni del collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso

chindamo mariaaltra500Decisivo è stato, per dare una svolta alle indagini sulla scomparsa e omicidio dell'imprenditrice Maria Chindamo, il contributo offerto dal collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso che, attraverso alcune sue dichiarazioni, ha permesso agli inquirenti di fare luce su parte della vicenda.

Mancuso, infatti, avrebbe rivelato che Salvatore Ascone, arrestato stamani per concorso in omicidio, aveva una vera e propria ossessione nel controllare sempre il perfetto funzionamento delle telecamere delle proprie proprieta'.

Gli accertamenti tecnici dei carabinieri hanno permesso di stabilire che la sera prima della scomparsa di Maria Chindamo, la telecamera della villetta di Ascone, secondo quanto riporta l'Agi, che avrebbe potuto riprendere tutta la scena del sequestro, e' stata manomessa per favorire gli autori materiali del delitto.

Da tutta una serie di elementi è stata appurata la sua partecipazione alla manomissione della telecamera, unitamente al romeno Gheorghe Laurentiu Nicolae, quest'ultimo indagato a piede libero. Secondo la ricostruzione degli investigatori, Maria Chindamo e' stata aggredita brutalmente una volta scesa dall'auto per aprire il cancello del suo podere di campagna e caricata su un'altra auto per poi essere uccisa.

La "scatola nera" del sistema di videosorveglianza, una volta scoperchiata, ha messo in luce le manovre effettuate esattamente la sera prima della scomparsa di Maria Chindamo e che si ritiene propedeutiche alla commissione del delitto. Un delitto pianificato per la mattinata successiva ad opera degli esecutori materiali messi in condizione cosi' di operare in maniera indisturbata e con la sicurezza di non essere ripresi e, quindi, individuati.
Le indagini, sviluppate ricostruendo un puzzle fatto di dati tecnici, dichiarazioni degli indagati e perlustrazione d'area, hanno permesso di giungere ad una prima importante svolta con l'individuazione di quelli che per l'accusa sarebbero "due dei correi" dell'efferato delitto. Secondo la ricostruzione fornita dai Carabinieri, Maria Chindamo e' stata aggredita appena scesa dall'auto e poi caricata con la forza, da uno o piu' persone, su un altro mezzo con cui gli autori si sarebbero allontanati. Le tracce ematiche dimostrano la colluttazione avvenuta in piu' fasi. Una scena che sarebbe stata immortalata dall'impianto di videosorveglianza se non fosse stato manomesso. Per questo motivo Salvatore Ascone e Gheorghe Laurentiu Nicolae sono indagati perche', secondo l'accusa,avrebbero manipolato il sistema di videosorveglianza "tramite un'interruzione di alimentazione dell'hard disk interno, cagionata da un intervento manuale diretto ad inibire in tal modo la funzione di registrazione".

Agli investigatori che nel maggio del 2017 lo interrogarono, Ascone, riporta l'Agi, dichiaro' testualmente: "Le chiavi della casa dove sta custodito l'Hard disk ce lo ho solo io oppure mia moglie. Sicuramente nessuno puo' aver avuto accesso all'abitazione perche' c'e' anche un impianto di allarme ed arriva la segnalazione sul telefonino mio, di mia moglie e dell'operaio che si chiama Nicolai". Ad aggravare la posizione di Ascone sono le dichiarazioni fornite da Mancuso che tendono a rafforzare l'ipotesi accusatoria di una manomissione temporanea volontaria del sistema di videosorveglianza. Il figlio di Panteleone Mancuso, alias "l'ingegnere", aveva una frequentazione pressoche' giornaliera con gli Ascone e conosceva le abitudini della famiglia. "Ho sempre notato - ha detto agli investigatori - che era solito monitorare con sistemi di videosorveglianza tutti i luoghi di sua proprieta', sia l'abitazione, sia la casa in campagna, nonche' i capannoni e i luoghi in cui aveva beni e animali omissis Era particolarmente attento al funzionamento di questo sistema al punto che quando c'erano dei guasti subito chiamava il tecnico affinche' se ne occupasse". Proprio il mancato funzionamento delle telecamere il giorno dell'omicidio della donna fu oggetto di un colloquio tra Emanuele Mancuso e gli Ascone dopo la scomparsa della donna. "Salvatore Ascone mi disse - spiega agli inquirenti il collaboratore di giustizia - che le telecamere erano spente proprio quel giorno". La "rivelazione" fece agitare la moglie che si affretto' a precisare che si trattava di un "malfunzionamento".