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Confiscati i beni di Gioacchino Campolo. E ora che si fa?

campologioacchinoterdi Claudio Cordova - Un paletto è bene metterlo fin da subito. I 330 milioni di euro, tra beni mobili e immobili, confiscati a Gioacchino Campolo dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria dovranno ancora superare due gradi di giudizio (così come accade per qualsiasi tipo di procedimento giudiziario) per poter essere tolti, definitivamente, dalla disponibilità del "Re dei videopoker" ed essere assegnati allo Stato.

Detto questo, una volta archiviata la notizia della sentenza del Collegio presieduto da Kate Tassone, è opportuno interrogarsi, seriamente e tempestivamente, su cosa accadrà agli oltre trecento beni mobili e immobili sequestrati a Campolo, in carcere da alcuni anni e attualmente gravato da una condanna di primo grado a diciotto anni di reclusione, ma con altri procedimenti giudiziari in corso. Case o, più spesso, ville in Italia e all'estero, veicoli di lusso e, soprattutto, l'immensa e preziosissima pinacoteca del "Re dei videopoker", la più importante da Roma in giù, secondo gli esperti. Guttuso, Dalì, Picasso, De Chirico e Ligabue. Nomi che farebbero saltare sulla sedia qualsiasi direttore dei musei di tutto il mondo.

Ma paradossalmente, i costosissimi quadri di Campolo rappresentano il problema minore tra le varie assegnazioni che, in futuro, l'Agenzia dei Beni Confiscati, che si ritroverà sul tavolo centinaia di beni sparsi in giro per l'Europa, dovrà fare. I quadri, infatti, così come affermato, diverso tempo addietro dall'ex Comandante Provinciale della Guardia di Finanza, Alberto Reda, quando ancora la confisca di primo grado era ben lontana, saranno, con ogni probabilità, affidati agli Enti ed esposti pubblicamente a disposizione della collettività. Toccherà eventualmente alla politica dare la giusta collocazione alle opere, nella speranza che i tesori del "Re dei videopoker" possano rimanere sul territorio reggino o, al massimo calabrese e contribuire, magari, all'attrazione di turisti e di amanti dell'arte.

Il tema più spinoso, invece, potrebbe riguardare i tanti, tantissimi, immobili sparsi tra Reggio Calabria, Roma, Milano, Parigi, Villa San Giovanni e Santo Stefano d'Aspromonte. L'Agenzia dei Beni Confiscati che in futuro potrebbe dover affrontare la questione, avrà infatti il compito di fare delle scelte delicate. Vi è, infatti, pressoché piena discrezionalità sull'eventuale messa all'asta dei beni o sull'assegnazione degli stessi per perseguire utilità sociali. Toccherà dunque all'Agenzia valutare se, soprattutto in un territorio come Reggio Calabria, la messa all'asta di beni così grandi, così prestigiosi, così in vista, non possa scatenare anche interessi illeciti, nel tentativo, da parte della criminalità organizzata, di accaparrarsi spazi così appetibili. Recenti inchieste, quella "Meta" in particolare, hanno dimostrato il grande interesse che le cosche dedicano al settore delle aste giudiziarie.

Beni come gli immobili che ospitavano le sale giochi "Orchidea" e "Trocadero", o il teatro "Margherita", tutte nella zona del centralissimo Corso Garibaldi di Reggio Calabria, dovranno, necessariamente, avere un'assegnazione degna del luogo in cui sorgono. E una sala giochi, con tutto il rispetto, non lo è proprio. Ma la condizione di abbandono cui sono state lasciate, in questi anni, non è di certo un bel passo di partenza, visto che, sia in caso di nuovo utilizzo da parte di un privato, da parte di un'associazione che opera nel sociale o, magari, anche della stessa Amministrazione Pubblica, i costi di ristrutturazione e messa in sicurezza potrebbero essere piuttosto alti, con il risultato di vedere, ancora per diverso tempo, immobili potenzialmente così utili, in stato di degrado, con la saracinesca abbassata.

Se e quando i beni di Giacchino Campolo ritorneranno, definitivamente, nella disponibilità dello Stato, sarà necessario non sbagliare neanche un movimento, sia per non riconsegnare in mani sbagliate un patrimonio così grande, sia perché dai beni del "Re dei videopoker" potrebbe anche passare una parte importante dello sviluppo sociale ed economico della città.

Con la confisca, infatti, lo Stato avrà compiuto solo metà della strada per arrivare alla piena legalità. Una strada impervia ma forse non ripida quanto quella che passa dalla delicata fase della nuova assegnazione. E anche se ancora siamo in presenza "solo" di una confisca di primo grado, l'assegnazione che i beni potrebbero avere è un tema che bisogna iniziare ad affrontare seriamente, fuori da ogni tipo di infingimento, soprattutto politico.

Non è troppo presto per iniziare a parlarne. Anzi, casomai siamo già in ritardo.