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Gente senza terra tra codardia ed eroismo

korotkovaalessiadi Nino Mallamaci* - Nel film The terminal, Tom Hanks si aggira spossato e sfiduciato per l'area internazionale dell'aeroporto di Parigi. Non per un giorno o due, ma per anni interi. La pellicola è tratta dalla storia del rifugiato iraniano Mehran Karimi Nasseri. L'uomo, cui fu sottratto il passaporto, giunse al terminale 1 del Charles De Gaulle nel 1988, e qui rimase fino all' agosto del 2006 perché gli fu rifiutato l'ingresso in Francia.
Olesya (ma mi hanno sempre tutti chiamata Alessia, precisa lei), fa di cognome Korotkova e ha 21 anni. E' campionessa di taekwondo, già vincitrice di un campionato italiano juniores e di quattro Coppe Italia. E' nata in Russia, a Krasnojarsk, in Siberia meridionale, ed è in Italia da quando aveva tre anni. Oggi rischia di dover dire addio al suo sport perché non può più gareggiare con la nazionale azzurra. "Il paradosso è che non posso nemmeno gareggiare per Mosca, perché non sono residente in Russia. Insomma non ho una casa davvero mia, sono una sorta di apolide".

Ramy Shehata e Adam El Hamami, due adolescenti di origine marocchina ed egiziana, nati a Milano e Crema, hanno ottenuto la cittadinanza italiana il 27 luglio, dopo che quasi 4 mesi prima avevano scongiurato la morte dei loro compagni della scuola Vailati di Crema con i quali viaggiavano su un bus dirottato dall'autista.
Quest'ultima storia si è quindi conclusa nel migliore dei modi. I due ragazzi sono diventati italiani come me, come noi, come gli assassini, i mafiosi, gli stupratori. Perché, pur essendo nati in questo Paese, per avere ciò che tutti gli altri hanno col solo merito di essere figli di italiani, si sono dovuti vestire da eroi, mettere la loro vita a rischio. La ragazza nata in Russia, invece, è in attesa di responso. Lei da diciotto anni non conosce altra esistenza che quella in Italia, il Bel Paese che l'ha accolta, l'ha fatta studiare e crescere come affermata sportiva, che ha preteso il pagamento delle tasse e delle imposte da parte dei suoi genitori. Ma tutto questo non basta. A differenza dell'iraniano interpretato da Tom Hanks, che per un tempo inverosimile ha trascinato la propria vita dentro un aeroporto, lei ha fruito di spazi meno angusti. Ma oggi si sente giustamente un'apolide. Quando dovrebbe affacciarsi all'età adulta, nel momento in cui potrebbe proseguire una carriera sportiva eccellente, difendendo i colori della bandiera che sente sua, si trova davanti il viso arcigno dello Stato codardo, attanagliato dalla paura non di ricevere chi arriva con mezzi di fortuna, ma persino chi sul nostro suolo patrio ci ha speso tutta la vita. Da un lato abbiamo gli eroi ragazzini, impegnati a insegnare ai loro (ora anche formalmente) connazionali reticenti il senso civico spinto fino agli estremi. Dall'altro lo Stato che dovrebbe farsi amare, il popolo cui hanno scelto di appartenere, chiusi nella loro gretta prigione all'incontrario, con le sbarre piantate ai confini per non fare entrare nessuno. E se qualcuno è riuscito a entrare, e si è costruito col sacrificio un percorso da essere umano e non da reietto, ecco la viltà di chi lo lascia ancora ai margini, che stavolta non coincidono coi confini fisici ma con le barriere ancora più odiose della separazione in casa, dell'apolidia. In questi giorni se ne sta riparlando, ma non si fa in tempo ad avviare una discussione sulle modalità migliori per riconoscere un diritto sacrosanto, un diritto naturale, che subito ecco in azione i cacadubbi, i tentenna – neanche – Re, gli azzeccagarbugli. Non i soliti cani rabbiosi, gli odiatori di professione in servizio permanente effettivo. Salvini, Meloni: ci può anche stare. No, non loro. Sono gli stessi che qualche anno fa affossarono lo ius soli a un passo dal traguardo, ai quali quell'atto di codardia costò caro, probabilmente i voti che sarebbero bastati a vincere le elezioni. A quelli si aggiunge il fascistello travestito da 5 stelle, quello dei taxi del mare, oggi assurto alla carica, addirittura, di ministro degli Esteri. Ebbene, negli stessi giorni in cui ci si sollazza con la discussione sul crocifisso nelle scuole, che sembra tanto una tattica di distrazione di massa, si mettono in croce persone in carne e ossa, bambini che conoscono e forse (inconsciamente, si presume) amano questa bella Italia dalla mano fermissima coi poveretti e molle coi potenti. Li si fa sentire inutili, superflui, li si costringe a mendicare uno status che il peggiore dei farabutti acquisisce dalla nascita e mantiene nonostante tutto. Staremo a vedere. Su questo si misura la reale volontà di cambiare rotta. Non ci si venga poi a raccontare la favola del "Ci abbiamo provato", del "Non c'erano le condizioni politiche". Le conseguenze saranno devastanti, per questa come per tutte le altre questioni per le quali, ancora una volta, basterebbe il coraggio delle proprie idee. Gli apoti, come li chiamerebbe Prezzolini, sono oramai da tempo maggioranza nell'elettorato progressista, e sono stanchi di turarsi il naso.

* Avvocato e scrittore