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Ignorantia historiae excusat

Toghe500di Nino Mallamaci* - Nei giorni scorsi, una Corte di giustizia britannica ha assolto il portiere di una squadra di calcio che aveva, nel corso di una partita, rivolto, per gioire (!!), il saluto nazista ai suoi tifosi. La motivazione: l'imputato è così ignorante da non conoscere il significato del gesto compiuto. Possiamo così tranquillamente affermare che se la mancata conoscenza della legge non costituisce una causa di non punibilità del reo – dal noto principio di diritto condensato nel brocardo "ignorantia legis non excusat" – l'ignoranza della storia certamente sì, almeno per i giudici inglesi. Vi è da aggiungere, per ciò che concerne la giustizia italiana, che la perentorietà del principio contenuto nell'art. 5 del Codice Rocco è stata mitigata dalla Consulta con sentenza n. 364 del 1988. Per la Corte, in sostanza, si può arrivare a escludere la colpevolezza quando vi è "assoluta oscurità del testo legislativo" oppure un "gravemente caotico atteggiamento interpretativo degli organi giudiziari", e in altri casi simili, ma solo per i soggetti che non sono in possesso degli strumenti minimi utili alla comprensione della illegalità del proprio comportamento.

Ma torniamo all'ignoranza sic et simpliciter.

L'episodio del portiere inglese mi è venuto in mente finendo di leggere un bellissimo e interessante volume di due studiosi italiani, Guido Barbujani e Andrea Brunelli, dal titolo "Il giro del mondo in sei milioni di anni", che mi è servito ad approfondire il tema, a me molto caro, dell'origine dell'uomo e delle sue migrazioni da una parte all'altra del globo terrestre.

Dopo aver trattato l'argomento in maniera mirabile, gli autori, nelle conclusioni, fanno un salto nel presente, partendo dal passato anche remoto. "La tendenza a spostarsi e a cercare migliori condizioni di vita ci accompagna da sei milioni di anni" scrivono. E continuano: "Oggi si fa un gran parlare di radici e dei diritti che deriverebbero dall'averle in un posto e non nell'altro, ma basta abbassare gli occhi, come suggerisce il nostro amico antropologo Marco Aime, per rendersi conto che in fondo alle gambe non abbiamo radici, ma piedi: piedi che servono per andare in giro e di cui ci serviamo dall'alba dei tempi per il colossale viaggio in cui l'umanità è impegnata fin da quando ha mosso i primi, timidi passi sul suolo, con arti ancora poco adatti a camminare, con un cervello piccolo e poca forza muscolare, ma spinta a procedere da due caratteristiche umane già allora pienamente sviluppate.

Erano quelle stesse che ci hanno permesso di progredire nelle tecniche e nelle arti; di esplorare questo pianeta e di cominciare a esplorarne altri; di ficcarci nei guai e poi di uscirne; di comporre sinfonie e romanzi, costruire piramidi, pagode, cattedrali, scuole, ospedali, e parlamenti; allungare la vita umana e migliorarne la qualità; arrivare a conoscere luoghi, persone e culture diverse, imparando a trasmettere qualcosa di noi a ogni scambio; due caratteristiche umane di cui anche gli autori di questo libro si vantano di essere portatori, sperabilmente sani: irrequietezza e curiosità".

Ho voluto inserire questa lunga citazione per far capire, a chi ne ha voglia, a chi non è mosso dal pregiudizio che affonda le sue radici, in questo caso presenti e profondissime, nell'ignoranza, che è questa la Storia dell'Umanità.

E se è vero che non possiamo pretendere, proprio perché "ignorantia historiae excusat" dagli individui che, per ragioni varie, non sono in grado di comprendere conoscendo, di parlare e comportarsi tenendo conto di ciò che è successo nel passato, questa pretesa la possiamo avanzare nei confronti di chi ha invece la possibilità di leggere, studiare, capire, e non lo fa. Oppure possiamo pretendere onestà intellettuale da chi, professandosi fascista o comportandosi da razzista, scientemente ignora cosa il fascismo abbia rappresentato per il nostro paese e per il mondo intero; o ignora che ogni discorso sulla pacchia delle migrazioni è semplicemente falso, che ogni accenno a una presunta invasione non fa che smentire la storia e la scienza, giacché i soli veri invasori sono stati gli europei dei tempi moderni – inglesi, tedeschi, francesi italiani, portoghesi, spagnoli – in America settentrionale e in America latina, in Africa, in Asia, in Oceania, ovunque ci fossero risorse da razziare e popolazioni indigene da sterminare o da ridurre in anguste riserve. Questa è la verità. E chiunque ne abbia la possibilità ha il dovere di diffonderla ogni giorno e in ogni luogo. Nei periodi in cui il buio dell'ignoranza, della maldicenza, della calunnia, della distorsione dei fatti, sembra imbattibile, è proprio in quei momenti che c'è bisogno che cento mille un milione di fiaccole portatrici di conoscenza e verità vengano accese.

*Avvocato scrittore