Cosenza
 

All’Unical iniziativa con il comune di Rende e la rete di docenti e studenti per il popolo curdo

"È un vero e proprio tentativo di pulizia etnica quello che la Turchia sta perpetrando nei confronti del popolo curdo nel nord-est della Siria e c'è il rischio che si trasformi in genocidio se non ci mobilitiamo": a dichiararlo l'assessora alla cultura e ai rapporti con l'università del comune di Rende Marta Petrusewicz nell'incontro di stamane all'aula F4 del cubo 18C all'Unical.
L'evento, partito dalle azioni congiunte da parte del comune -che ha aderito alla mobilitazione lanciata dalla rete Città in comune- e da studenti, ricercatori e professori che hanno fatto proprio l'appello partito dalle Università del Rojava e di Kobane, ha visto la partecipazione del docente Fortunato Maria Cacciatore e della rete Kurdistan Cosenza con Talip Heval e Federico Giordanelli.

"È dovere delle istituzioni intervenire ", ha proseguito la Petrusewicz, "per ristabilire, in termini di diritto internazionale, i principi di democrazia, uguaglianza e tolleranza etnica e religiosa".
"Il mio popolo -ha affermato l'attivista curdo Talip Heval- non chiede una nazione, ma più diritti e uguaglianza. Devi appartenere a te stesso non a una nazione. Per questo crediamo nel confederalismo democratico e crediamo nella valorizzazione della diversità multietnica".
Federico Giordanelli ha poi annunciato che è partita la mobilitazione per la manifestazione nazionale del prossimo primo novembre a Roma: "in concomitanza con l'anniversario della vittoria di Kobane, è previsto il presidio in piazza Indipendenza, a Roma, organizzato da Uiki e Rete Kurdistan Italia. Stiamo organizzando un pullman che parta da Cosenza. Vi invitiamo ad aderire contattando il numero 3501020286".
A concludere gli interventi Fortunato Maria Cacciatore: "L'Università, come luogo deputato alla formazione, deve prendere posizione abbandonando la logica neoliberista del pensiero unico. Parliamo quotidianamente di democrazia, ma la questione curda ci spinge ad interrogarci su cosa intendiamo per processo democratico e dovremmo avvertirne tutte le implicazioni che esso comporta. Ci vuole, forte, un richiamo alla responsabilità individuale e collettiva affinché, come si dice nell'appello da noi sottoscritto "si possa ancora dire che la scienza, la conoscenza e la cultura sono le basi della dignità umana".